Pagina:Poemi (Byron).djvu/58

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
56 il corsaro

VI.

Pochi son gli istanti
Ch’avvanzano a Corrado, e pochi i detti,
Onde Gulnara4 sì tremante e bella
Ei può rassecurar, chè in quel da l’armi
Generoso ristar, volge la faccia
Il vinto Mussulman, e poiché niuno
Persecutor su l’orme sue non scorge,
Fugge più lento, poi raccolto sta.
Seid, sel’ vede, e ben s’accorge allora
Quale a fronte de’ suoi debole schiera
Di Pirati movesse, e n’ha vergogna,
Perchè di tanta sua ruina, sola
Fu cagione il terrore, e la sorpresa.
Allà-il-Allà! Tal di vendetta, è il grido;
Onta in rabbia si cangia allor che dèssi,
Espiare o perir! Fiamma per fiamma,
Sangue per sangue, dicano, com’onda
Di vittoria che già scorrea sì altera,
Forz’ è che ceda, allor ch’ira si volge
A rinnovata zuffa, e chi dapprìa
Conquistator pugnava, disperato
Dee per vita pugnar. Scerne Corrado
L’alto perìglio, ed i compagni mira