Pagina:Poemi (Byron).djvu/73

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il corsaro 71

» Che ancor quaggiù mi lega, ed è pur forza
» Che tanto affanno mio spezzi quel core,
» E che s’offuschi alfin tanta beltade,
» Di cui se ugual vi fosse, mai non chiesi,
» Finchè la tua, Gulnara, non m’apparse.» —
» Dunque un altra tu adori?... Oh! a me non cale;
» Nè havvi ragion perchè men’calga... Adori?
» Invidïar, chi non vorrìa due fidi
» Cor ch’un sull’altro posano? Chi mai,
» Chi non vede l’immenso orrido vuoto,
» In che il pensier s’aggira, ove si perde
» L’inutile sospir, u’ cerchi, e trovi,
» Ma larve sol, quali a me, lassa! innante
» Un barbaro destin sempre conduce?» —
» Donna, I’ credea, che l’amor tuo colui
» Fosse, per cui da inevitabil morte
» Questo mio braccio ti fea salva. « —
                               » Amore,
» Di Gulnara, Seid?.... no... no... non mai!
» Ben questo cor, ch’or più nol tenta, un giorno
» Tentò d’amarlo;... e nol poteo; ch’ I’ sento
» Come allora il sentìa, ch’amor sol vive
» Entro a libero sen;... e ch’io son schiava;
» Schiava, diletta inver, che del suo fasto
» A parte ei vuole, e dee mostrarsen’ lieta.