Pagina:Poemi (Byron).djvu/84

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82 il corsaro

Sì ria certezza, che improvviso or forse
Colui vederne, fora a la meschina
Cagion di morte, e più crudel delìro.
Ma giunge alfin una sdruscita barca;
I miseri nocchier lei cercan prima,
Lei prima trovan; sanguinosi, e pesti
Fuggîr, son salvi, questo solo ei sanno;
Taciti, biechi, su la mesta faccia
Portano il fato di Corrado impresso,
E par che aspettin, che vel’ legga ognuno.
Poi favellar vorrìen, ma caritate
Di Medora rattiengli; ben lo scorge
La donna;.... e non vacilla, e non s’affoga
In tanta piena di dolor, in tanta
Solitudin non geme; alteri sensi
Sotto le belle desolate forme
Nutre costei; finchè vivea la speme
Languìenle in seno, o discioglieansi in pianto;
Or se tutto perì, non perîr essi;
Muto è il duol, secco è il ciglio, e il valor sorge
E grida: » quando più ad amar non resta,
» Più non resta a temer!» Oh sovr’umano
Forte pensiero, al vaneggiar simìle
Nell’ardor de la febbre!.. ..