Pagina:Poemi (Byron).djvu/90

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88 il corsaro

» Nè in lai soltanto l’ira mia si sfoga;
» Sta all’agguato Gulnara! in tua menzogna
» Non ti fidar!....»
     E sorge, e lentamente,
Ferocemente s’allontana; rabbia
È ne’ suoi sguardi, e in quel severo addio
Sta la vendetta. Oh, ben non sa l’altero
Che nè cipiglio rintuzzò mai donna,
Non minaccia la vinse! Ei non sa quanto
Fra le dolcezze dolce hai cor Gulnara,
E per ingiuria rivoltoso audace!....
L’aspra rampogna di Seidde irrìta
Costei, che non s’avvede ancor qual stenda
In suo petto radice, per Corrado
Tanta pietà. Schiava, del proprio fato
Altro non scerne, che un compagno in lui
Sol per nome diverso; e di sè stessa
Così mal conscia, e del Pascià lo sdegno
Spregiando, torna al periglioso assalto,
E un altra fiata la respinge il crudo,
Infin che sorge l’orrido contrasto
Dei non domati affetti, in cuor di donna
D’immenso duolo amara fonte ognora.