Pagina:Poemi (Byron).djvu/99

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il corsaro 97

» Fu mio rival; per lui dal mondo sparve
» De’ miei la schiera; fu sua man crudele,
» Ma il fu pugnando, allor che armato sorsi
» Da la mia barca, e il feritor ferìi,
» Ma colla spada. Non pugnal, ma brando
» Io son uso a trattar; chi donna imbelle
» Salvar potèo, non spegne no la vita
» Di nemico che dorme; I’ ti fei salva,
» Non a delitto; .... oh, non voler Gulnara
» Che tanta pietà mia fatal diventi! ....
» Addio!.... sia pace nel tuo sen.... La notte,
» Vedi, sen’fugge.... Va, mi lascia; è questa
» L’ultim’ora per me di sonno in terra!....»—
» Sonno!.... Sonno!.... Non ben il Sol fia sorto,
» E le tue membra, e i lacerati nervi
» Attorceransi al palo. .... Il cenno intesi
» Vidi,... nè più vedrò,.... che se tu cadi,
» Teco io cadrò....Ma vita, amor, vendetta
» Cerchisi pria Corsaro!.... un colpo.... un solo
» Colpo!... Senz’esso il fuggir vano, e vano
» Fia lo scampar da l’ira sua;....si fèra,
» E gli aspri torti miei, e l’infelice
» Mia giovinezza, e i lunghi anni di duolo;
» E il timor si cancellin; tu la face
» Meglio che il brando ad agitare avezzo.