Pagina:Poemi (Esiodo).djvu/9

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PREFAZIONE ix

Questa è la cornice generale nella quale s’inquadrano le storie delle singole regioni di Grecia; le quali poi, per le differenze di reazione, determinate da fattori differenti (varietà del fondo originario, luoghi, eventi) assumono ciascuna una fisionomia diversa.



Vediamo la Beozia, che qui c’interessa ora piú da vicino.

I Pelasgi che l’abitavano anticamente, e la cui presenza è oggi mirabilmente confermata dalle scoperte archeologiche, sono designati dagli autori antichi con varii nomi: Aòni, Tèmmici, Ianti, (Paus., IX, 51), Lèlegi (id., 401), Ectèni (Strabone, VII, 321, IX, 401). E questi ultimi sarebbero stati i piú antichi di tutti, secondo un luogo di Pausania (IX, 5), il quale traccia della primitiva Tebe una storia che si accorda assai bene coi risultati dell’archeologia.

Queste genti — egli narra — erano per la massima parte pastori e contadini, e vivevano disseminate in tanti piccoli centri, lontanissime dalla raffinatezza egèa, ma non prive d’una certa civiltà, né d’un senso d’arte, che si rivela nei vasi Minii, la cui industria aveva il suo centro maggiore in Orcomeno.

Fra loro sopraggiunge Cadmo con le sue schiere di Fenici. Gli Ianti, sopraffatti, come scende la notte, si dànno alla fuga. Gli Aòni, invece, si rivolgono supplici a Cadmo, che permette a loro di rimanere, e di mescolarsi coi Fenici. Gli Aòni seguitarono ad abitare al piano, nelle loro borgate; e Cadmo fondò sopra un colle una città che fu detta Cadmèa. Ma poi, col tempo, crescendo la gente, la città primitiva divenne roccaforte, e tutto intorno le crebbe, e si stese ai suoi piedi, la nuova e piú grande Tebe.

Questo processo è il solito di tutte queste invasioni; né uno storico moderno avrebbe potuto descriverlo con maggior precisione.