Pagina:Poesie (Carducci).djvu/1071

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canzone di legnano 1045



XII.


Cosí dicendo Alberto di Giussano
Con tutt’e due le man copriasi gli occhi,
E singhiozzava: in mezzo al parlamento
Singhiozzava e piangea come un fanciullo.
115Ed allora per tutto il parlamento
Trascorse quasi un fremito di belve.
Da le porte le donne e da i veroni,
Pallide, scarmigliate, con le braccia
Tese e gli occhi sbarrati al parlamento,
120Urlavano — Uccidete il Barbarossa — .


XIII.


“Or ecco,„ dice Alberto di Giussano,
“Ecco, io non piango più. Venne il dí nostro,
O milanesi, e vincere bisogna.
Ecco: io m’asciugo gli occhi, e a te guardando,
125O bel sole di Dio, fo sacramento:
Diman da sera i nostri morti avranno
Una dolce novella in purgatorio:
E la rechi pur io!„ Ma il popol dice:
“Fia meglio i messi imperïali.„ Il sole
130Ridea calando dietro il Resegone.