Pagina:Poesie (Carducci).djvu/300

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274 levia gravia

Musa, e non vedi quanto
Tuon di dolor s’accoglie e qual di sangue
Tinta di terra al ciel nube procede?
112Di madri umane è pianto
Cui su l’esausta poppa il figlio langue;
Strido è di pargoletti, e del pan chiede:
È sospir di chi cede
116Vinto e in mezzo a la grave opera cade,
Di vergin che onestade
Muta co ’l vitto; e di chi piú non crede
E disperato nel delitto irrompe
120È grido, o cielo, e i tuoi seren corrompe.

Che mormora quel gregge
Di beati a cui soli il ciel sorride
E fiorisce la terra e ondeggia il mare?
124Di qual divina legge
S’arma egli dunque e che decreti incide
A schermir le crudeli opere avare?
Odo il tuono mugghiare
128Su ne le nubi, e freddo il vento spira.
Del turbine ne l’ira
E tra i folgori è dolce, inni, volare.
L’umana libertà già move l’armi:
132Risorgi, o musa, e trombe siano i carmi.