Pagina:Poesie (Carducci).djvu/340

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314 levia gravia


Miracolo a veder sua gran vaghezza
Facea del cielo ragionare altrui.
125— Ecco, io mi mostro di quella dolcezza
Che tutto adempie il regno d’ond’io fui —
Queste parole eran ne gli occhi sui;
Pur chini li tenea la verginetta.

Mi fe’ pensoso di paura forte
130Il portamento suo celestïale.
M’indusser gli occhi a desïar la morte
Ne la lor pace che non è mortale:
Ma poi, temendo non mettesse l’ale,
Dissi, com’uomo in cui desir s’affretta:

135― Se ben si pare a le fattezze tue,
Tu fusti nata in cielo a l’armonia;
E mi fai rimembrar Psiche qual fue
Quando sposa d’Amor tra i numi uscía.
Tardi ritorna a la spera natia!
140Donami ch’io t’adori, o forma eletta! —

Cosí le dissi ne’ sospiri. Ed ella
De gli occhi suoi levar mi fece dono,
Ahi quanto vagamente! E ne la bella
Vista divenni altr’uom da quel ch’io sono:
145Visibilmente Amor, come in suo trono,
Luceva in fronte a questa pargoletta.