Pagina:Poesie (Carducci).djvu/843

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odi barbare 817


Ma da le mitiche vette di Fiesole
tra le pie storie pe’ vetri roseo
guardava Apolline: su l’altar massimo
impallidíano i cerei.40

E Dante ascendere tra inni d’angeli
la tósca vergine transfigurantesi
vedea, sentiasi sotto i piè rúggere
rossi d’inferno i baratri.44

Non io le angeliche glorie né i démoni,
io veggo un fievole baglior che tremola
per l’umid’ aere: freddo crepuscolo
fascia di tedio l’anima.48

Addio, semitico nume! Continua
ne’ tuoi misteri la morte domina.
O inaccessibile re de gli spiriti,
tuoi templi il sole escludono.52

Cruciato màrtire tu cruci gli uomini,
tu di tristizia l’aër contamini:
ma i cieli splendono, ma i campi ridono,
ma d’amore lampeggiano56

gli occhi di Lidia. Vederti, o Lidia,
vorrei tra un candido coro di vergini
danzando cingere l’ara d’Apolline
alta ne’ rosei vesperi60