Pagina:Poesie (Monti).djvu/241

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CANTO PRIMO 225

     80V’era la rosa che mandâr primieri
     Di Damasco1 i giardini e di Mileto;
     Quella rosa che poi, nel fortunato
     Grembo translata dell’ausonia terra,
     Fu pestana2 nomata e prenestina.
     85Sua sorella minor, ma piú di grido,
     Le fioriva da canto la modesta
     Licnide3 figlia delle ambrosie linfe,
     Di che le Grazie un dí le belle membra
     Lavâr di Citerea, quando dai primi
     90Ruvidi amplessi di Vulcan si sciolse.
     Altro amor di Ciprigna in altra parte
     L’amaraco4 olezzava. In su la sponda
     L’avean del Xanto5 le sue rosee dita
     Piantato; e il petto e le divine chiome
     95Adornarsi di questo ella solea,
     Quando desire la pungea di farsi
     Al suo fero amatore6 ancor piú bella.
Ecco prole gentil d’egizia madre
     Vivaci aprirsi su l’allegro stelo
     100Il sonnifero loto7 e il molle acanto


82-3. nelle felici Glebe inserita dell’ausonia terra

91-7. Altro amor di Ciprigna in altro lato L’amaraco sorride. In su le sponde De’ celesti ruscei l’avea Ciprigna Còlto in Olimpo, e colle rosee dita Trapiantato sul Xanto. Il fior fu questo Ch’ella diede in bel dono alla rapita Elena, il giorno che del frigio drudo Nell’isole crenee sposa divenne; E ornar di questo il seno ha per costume Ella stessa la dea quando desira Al suo fero amator farsi piú bella.

    flutti del mare. Cfr. Virgilio Georg. II, 161.

  1. Damasco: città della Siria. — Mileto: capitale della Ionia.
  2. Fu pestana ecc.: «Le rose di Pesto, paese della Terra di Lavoro..., sono andate in proverbio. Di quelle di Preneste, città nel Lazio, ora Palestrina, scrive Plinio (St. Nat. XXI, 4) che erano state fatte celeberrime da’ Romani e ch’erano l’ultime a cessar di fiorire. Ovidio nel XV delle Metam., Properzio nella quinta elegia del lib. IV, Claudiano nelle Nozze di Onorio e Maria, fanno l’elogio di queste rose. Virgilio nel quarto della Georgica (v. 119) vorrebbe avere spazio di cantare i rosai di Pesto due volte fecondi: canerem biferique rosaria Paesti». Mg. Cfr. anche Marziale IX, 61.
  3. Licnide dioica, che ha fiori bianchi e un fusto alto, a volte, quasi un metro. — figlia ecc.: «La circostanza qui toccata dal poeta è registrata da Ateneo nel lib. XV de’ suoi Dipnosofisti nel modo seguente:... ex aqua natam esse in qua Venus lavit postquam cum Vulcano concubuisset. Optimam autem gigni in Cypro et Lemmo, item in Strongyle, Erice et Cytheris». Mg. Cfr. Plinio St. Nat. XXI, 4.
  4. L’amaraco «che ora chiamasi persa o maggiorana, col quale gli antichi componevano l’unguento detto amaracino, tenuto in grandissimo pregio (Plinio St. N. XII, 4), era singolarmente caro a Venere, non solamento per essere a lei dedicati tutti i profumi, ma ancora perché questo aveva la facoltà di volgere in fuga l’animale uccisore di Adone. Amaracinum fugitat sus, scrive Lucrezio (De R. N. VI, 973).» Mg. Cfr. anche Virgilio En. I, 692 e segg.
  5. Xanto: cfr. la nota al v. 28.
  6. fero amatore: Marte.
  7. loto: «La descrizione del loto può vedersi in Plinio (St. Nat. XIII, 17), il quale ne fa sapere ch’esso sorge nell’Egitto allorché si ritirano le acque del Nilo. Il Sonno rappresentasi ordínariamento dagli scultori e dai pittori con questo