Pagina:Poesie (Monti).djvu/283

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CANTO TERZO 267

     80Itala terra stabilir piú fermo,
     Piú temuto il lor seggio. Io le catene
     Del mio padre Saturno ho già disciolte,
     E l’offesa obbliai che mi costrinse
     A sbandirlo dal ciel1. L’ospite suolo,
     85Che ramingo l’accolse e ascoso il tenne,
     Sacro esser debbe, né aver dato asilo
     Di Giove al genitor senza mercede.
     Dopo il beato Olimpo, in avvenire
     Sia dunque Italia degli dèi la stanza;
     90E di là parta un dí quanto valore
     Della mente e del braccio in pace e in guerra
     Farà suggetto il mondo, e quanta insieme
     Civiltà, sapïenza e gentilezza
     Renderanno l’umana compagnia
     95Dalle belve divisa e minor poco
     Della divina. A secondar l’eccelso
     Proponimento mio già nello speco2
     Della rupe cumea mugge d’Apollo
     La delfica cortina, ed esso il dio,
     100Dimenticata la materna Delo3,
     Ai dipinti Agatirsi4 ama preporre
     Del Soratte gli scalzi sacerdoti5.
     Già la sorella sua di Cinto i gioghi
     Lieta abbandona, e le gargafie fonti6,
     105Del nemorense lago innamorata.
     Alle sorti di Licia7 han tolto il grido

    III, 391; Stazio Teb. VIII, 30 ecc.

  1. E l’offesa ecc.: Saturno, geloso del gran figlio, vincitore de’ Titani, gli tese insidie: ma Giove lo esiliò dal cielo. Cfr. la nota al v. 73, p. 99.
  2. nello speco ecc.: Nell’antro di Cuma dava, com’è noto, oracoli Apollo, per mezzo della vecchia Sibilla Cumea, magnam cui mentem animumque Delius inspirat vates aperitque futura. Virgilio En. VI. 11 e seg. Cfr. anche III. 441 e segg.
  3. Dimenticata ecc.: Virgilio En. IV, 143: Qualis, ubi hibernam Lyciam Xantique fluenta Deserit, ac Delum maternam invisit Apollo, Instauratque choros, mixgtique altaria circum Cretesque Dryopesque fremunt pictique Agatyrsi, ecc. Cfr. anche Parini Od. XVI, 61 e segg.
  4. Agatirsi: erano popoli della Scizia, che adoravano Apollo Iperboreo, detti dipinti, o perché si dipingessero il volto e le membra, o perché, secondo Servio (Ad. Aen. loc. cit.), avevano la capigliatura d’un bel colore di viola.
  5. Del Soratte ecc.: Ad illustrare l’allusioue del poeta giova riferire questo parole di Plinio (St. N. VII, 2): «Poco lontano da Roma nel territorio de’ Falisci havvi alcune famiglie le quali chiamansi Irpie, che, nell’annuo sacrifizio che fassi ad Apollo presso il monte Soratte, camminano, senza bruciarsi, sopra un mucchio di legna ridotta in brage. E perciò ottennero per decreto del senato d’essere perfettamente esenti dalla milizia e da tutti gli altri carichi». Cfr. anche Virgilio En. XI, 785.
  6. le gargafie fonti: cfr. la nota al v. 88, c. II.
  7. Alle sorti: ecc.: «Apollo aveva un famoso tempio in Pataro città della Licia, provincia dell’Asia MinorE, ove gli oracoli erano dati per mezzo delle sorti, e però si chiamavano Lyciae Sortes. (Vedi Virgilio En. IV, 3-16 e Pomponio Mela, lib. I, cap. 15). Fra i Latini poi era celeberrimo il tempio della Fortuna in Preneste, a cagione delle Sorti, le quali erano state ritrovate in mezzo d’una pietra. Cicerone racconta il modo della sco-