Pagina:Poesie greche.djvu/45

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Che l’empio tiranno trafissero a morte
Le infami spezzando d’Atene ritorte.
O Armodio diletto; morto esser non dei:
Nell’isole1 sacre ne dicon che sei,
Là dove si stanno piè ratto il Pelide
E pur Dïomede, il fiero Tidide.
D’un ramo di mirto il brando vo’adorno
Armodio e Aristògito si l’ebber quel giorno,
Allor che in Atene la morte a recare
Ei corsero a Ipparco tiranno sull’are2.
Armodio e Aristògito diletti, sull’ali
Di gloria voi sempre sarete immortali,
Chè all’empio tiranno voi deste la morte,
Le infami spezzando d’Atene ritorte3.



IX. D’Ignoto.


Viva d’Arcadia
     Pane patrono.
     Che danza; Bromie
     Ninfe gli sono
Compagne amabili:
     Evviva! intanto


  1. Le isole dei beati.
  2. Lett. nei sacrifizi
  3. Questo canto veniva spessissimo cantato nei conviti.