Pagina:Poesie greche.djvu/53

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XII.


Niun fra’ suoi speri onore,
     Anche se illustre ei muore.
     Preferiam del vivente
     Propizïar la mente.
     Il peggior danno
     I morti l’hanno.



XIII1.


Le chiome spirano
     E il seno odore
     Di mirra, e prendere
     Potrian d’amore
     Un vecchio ancor.



XIV.


Il tergo e gli omeri
     Le ombreggia il crine.....



XV.


Come assetato
     Bere desia,
     Con te la pugna
     Bramo che sia 2.



XVI.


Guarda, Glauco; dal fondo co’ flutti
     Sorge il mare turbato: le cime


  1. Descrive una donna, forse un’etèra
  2. Energico paragone rivolto al nemico Licambe.