Pagina:Poesie greche.djvu/58

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L’eroe spartano: -io non ricevo onori,
Che son dovuti solo ai traditori.
Lo scudo orna l’avel: quanto è persiano
Lungi; io scendo a Pluton come Spartano.

3. Del medesimo su Venere armata.



O Ciprigna, tu amica del riso,
  Chè ne’ talami effondi il piacere,
  Delle guerre chi mai l’armi fiere,
  Dolce diva, ti volle indossar?
A te i canti già furon giocondi
  Ed Imene, che d’oro ha le chiome.
  E i concenti de’ flauti; ma come
  Cinger armi omicicide puoi tu?
Forse, dopo d’avere spogliato
  Quel feroce tuo Marte guerriero,
  Nella mente ti venne il pensiero
  Di mostrar quel che Cipride può?

4. Del medesimo su una sposa morta nelle nozze.



Di flauti testè dolce sonava
  Di Nicippide il talamo: s’alzava
L’inno tra plausi nuzïali, e morte
  Sull’imeneo piombò: ahi! la consorte.
Non donna ancora, estinta fu mirata.
  O lagrimevol Pluto, separata
Perchè volesti lei dal propio sposo,
  O tu per nozze rapito gioioso?