Pagina:Poesie greche.djvu/59

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5. Di Pallada 1.

Un omicida
  Giacea dormente
  Vicino a putrido
  Muro cadente.
A lui Sarapide
  N’andò, si dice;—
  Dal suolo, dissegli,
  Sorgi, infelice,
E al sonno cercati
  Asil sicuro.—
  Quei desto andossene,
  E tosto il muro
Crollò precipite
  Tutto in rovina,
  Onde quell’empio
  Ogni mattina
Offria festevole
  Voti agli Dei,
  Come se fossero
  Propizii a’ rei.
Di nuovo apparvegli
  Di notte il Dio
  Dicendo: — o misero,
  Sappi che s’io

  1. Fiori sullo scorcio del secolo quarto e sul principio del quinto.