Pagina:Poesie greche.djvu/61

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La natura, la fortuna
Ed il nome e la beltà.


9. Del medesimo.



Gittò il capestro un che trovò dell’oro,
  Ma disperato al collo se lo cinse
  Chi non trovò più quivi il suo tesoro.

10. Di Zenodoto.



Chi mai, scolpito Amore, diegli in un fonte loco?
  Un, che pensò con l’acqua di spegnere il suo foco.

11. D’Ignoto1.



Dalla vita gli Dei mi fecer sasso,
  Ma Prassitel rese la vita al masso.

12. Di Getulico.



Alcone padre da crudel serpente
  Stretto il figlio mirò; ei di presente
Con man timida trasse, e il trafiggeva
  In bocca, ov’ei sovra il fanciul sorgeva.
L’arco a tal quercia appende ei per tal morte
  Di sua destrezza in segno e di sua sorte.

  1. Su Niobe mutata in pietra.