Pagina:Poesie inedite di Silvio Pellico I.djvu/280

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( 278 )

Io nulla son, ma ad onorarti appresi,
     E so che sei possente appo il Signore,
     E con fè al tuo sepolcro mi prostesi,
     276Ed il pensare a te m’innalza il core:
     Odimi, Carlo, e i miei sospiri accesi
     T’abbian per me ne’ cieli intercessore!
     Delle giust’opre caldo amor chiegg’io,
     280Chieggio vederti un giorno in seno a Dio!

Tra gl’Itali non v’ha petto gentile,
     Cui söave non sia la rimembranza
     Di pastor sì benefico all’ovile,
     284D’uom ch’agli altari diè tanta onoranza.
     Chi, solcando il Verban con petto umìle,
     Non mirò intenerito in lontananza
     L’antica Arona, ove le limpid’acque
     288Lietamente dir sembrano: « Ei qui nacque! »

In anni oggi remoti e sempre cari,
     Quell’amabil pur fei pellegrinaggio.
     Gli ultim’astri fulgean tremoli e rari,
     292Perocch’era una prima alba di maggio,
     E sui monti segnava oggetti vari
     Impallidito della luna il raggio,
     Finchè cedendo a luce più gioconda,
     296Più languidetta in cielo era e nell’onda.