Pagina:Poesie italiane.djvu/38

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Che discerner presume il bene, e il male.
60Però che tanto è ben, quanto a Dio piace,
E tanto è mal, quanto dispiace a lui;
Nè v’ ha, tranne lui sol, ferma natura.
Per tal follia mortifero veneno
A le viscere sue tosto s’apprese,
65E per le vene si diffuse e sparse,
Di sì rea qualità, che con la carne
Anco lo spirto ne rimase infetto;
Quasi liquor, che se in corrotto vaso
S’infonda, perde ogni bontà natia.
70Nè pur ei sol, ma l’ uman germe intero.
Cadde così del naturai suo stato,
Che di salire al ciel si rese indegno.
     Sola tu sola rimanesti intatta
Nel contagio comun, Vergine eccelsa,
75Termine fisso d’ eterno consiglio,
Cui già fin da principio il divin Padre
Elesse a ristorar i nostri danni.
Perchè non uom, non angelo, o cherubo
O s’altra creatura è più perfetta,
80Era a ciò far possente in modo alcuno;