Pagina:Poeti minori del Settecento I.djvu/100

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90 angelo mazza


28
Velato di sottil veste cerulea,
quale in sogno il troian sei vide assorgere,
da molta intorniato ombra populea
il biondo Tebro a te godea pur sorgere,
e a’ gran principi della gran romulea
cittá, donna del mondo, orecchio porgere:
Cesare intanto rivolgea nell’animo
il pio di sua progenie autor magnanimo.
29
Se non ch’erge su tutti ’l vol rattissimo
l’aquila cui fu nido il suolo argolico,
il meonio signor del canto altissimo
attico ionio doriese eolico.
Quanti tentâro l’avvenir tardissimo,
per corso epico, tragico, buccolico,
tenner lui dietro, e alle sue larghe tavole
colser gli avanzi dell’industri favole.
30
Oh sacre mense, ch’ove ben si scernano,
ogn’arte, ogn’uomo a ben formarsi invitano!
Quanti in sasso, in color, in bronzo eternano
le varie forme, cui, creando, imitano,
quanti col freno nazion governano,
quanti col labbro sapienza additano,
immagini, pensier, concetti, e prendono
quivi principi che dal ver discendono.
31
Omero è sol che pien meriggio slancia,
ricrescente Oceán, voga di Borea,
se mostra Achille, impareggiabil lancia,
porre a giacer l’alta possanza ettorea,
o ’l traboccar della fatal bilancia,
o la mischia de’ numi, a cui l’equorea
classe argiva e l’acquoso Ida tremarono,
e a Pluto di spavento i crin s’alzarono.