Pagina:Poeti minori del Settecento I.djvu/128

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118 carlo castone rezzonico della torre

La cetra, allor che di sì lunga via
20pende, dolce conforto, a me dal collo,
oh come va d’armonico tremore
ondoleggiando irrequieta, e come
sento che, tese a maggior suon, le corde
sdegnano omai l’usato tocco, e quello
25chiedon di Caro e di Manilio invano!
Non però sempre del pensier m’innalzo
sul volo audace, e per le mute vie
dell’oscure contrade archimedèe
non sempre io mi raggiro. Ah! tu ben sai
30quante s’usurpi delle nostre cure
la creta vil, che la divina parte
chiude dell’aura che spirò sull’uomo
il Motor primo delle cose; e sai
che di seguir le non intese leggi
35dell’arcano commercio invan ricusa,
fervido il sen d’omeriche faville,
vate sul Xanto, o con Eulero a scranna
lettere e cifre a variar non lento
calcolator filosofo profondo.
40Alfin cedere è forza. I lievi spirti
per la nervosa region dispersi
un lungo meditar consuma e pasce,
e le troppo percosse imbelli fibre
fan che l’alma risenta il loro affanno
45Or odi come fra la doppia cura
di dar ristoro al giovin corpo, e l’alma
nudrir di filosofico pensiero
l’ore divida. Non sì tosto il sole
del pacifico mar notte lasciando
50sull’acque immense, ed in silenzio il vasto
Messico padre di molt’oro, e Cuba,
l’opposta parte del volubil globo
orna e riveste di purpurea luce,
ch’io balzo fuor dell’agitate coltri,