Pagina:Poeti minori del Settecento I.djvu/90

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80 angelo mazza


     Ma lungo dir è impaccio
110a veloci intelletti:
infinita materia
coglier da brevi detti
piace a uno spirto accenso
di misurar l’immenso.

     115Lisci l’orecchio, e l’animo
palpi d’ignara turba
ambiziosa insidia,
che ragion torce e turba
e via via move affetto
120soverchiator del retto.

     Da l’arco a me non fuggono
strali radenti ’l suolo:
son d’ale armati e levano
seco i gran nomi a volo,
125i gran nomi che han serto
d’incorruttibil merto.

     Perciò, non vile, io celebro
te di viltá nemico,
te di virtú grand’auspice,
te de le muse amico,
te de l’arti leggiadre
al par giudice e padre.

     Di lor con destro augurio
t’infuse il ciel vaghezza:
135signorilmente splendere
su lor tu fai ricchezza,
de l’uom astro verace,
quando del senno è face.