Pagina:Polidori - Il Vampiro, Mattiuzzi, 1831.djvu/57

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persona. Però avuta contezza dell’infelice situazione di Aubrey, sospettò tosto di esserne la cagione, e come seppe ch’egli venia creduto pazzo, potè appena nascondere la sua esultanza agli sguardi di coloro che glielo narrarono. Subito si affrettò di recarsi alla casa del suo antico compagno e col prestargli le più assidue cure, e coll’ostentargli la più tenera amorevolezza, e l’interesse più cordiale per il deplorabile suo fato, si fe’ adito gradatamente all’animo della sorella. E chi potea resistere alla sua malìa? Avea mille perigli e mille sventure da raccontare: parlava di sè stesso come d’un ente che in tutto l’umano consorzio non rinveniva un solo oggetto di simpatìa: giurava di non aver accolto nel suo cuore veruno affetto tranne quello ch’ella gli avea ispirato: non sapea accennare la cagione, ma affermava che dopo averla conosciuta gli sembrava d’aver cominciato a far stima di sua esistenza, benchè non gli fosse concesso che il solo compenso di udire l’armonia de’ suoi accenti; insomma ei seppe così destramente giovarsi dell’arte del serpente, o fosse questo immutabile volere del fato, che riuscì ad impossessarsi di tutto il di lei amore. In quel torno Lord