Pagina:Politici e moralisti del Seicento, 1930 – BEIC 1898115.djvu/129

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della ragion di stato - iv 123


di fortuna; e perciò si faceva nelle picciole cittá la risegna di tutti i cittadini e la revisione de’ loro beni ogni anno o nel biennio: e nelle grandi ogni cinque, che perciò chiamarono «lustro», acciò si vedesse chi era d’aggiungere e chi da levare. E perché occorre, o per vittorie avute, come fu in Roma per la vittoria dell’Asia e di Antioco, o per invenzioni di minere nuove, come è stato a’ tempi de’ nostri avi delle ricchezze del Potosi e del Perú, che le ricchezze accrescono; e cosí ogni plebeiuzzo sarebbe abile alle dignitá, che sarebbe la rovina della republica per la sordidezza del ministrante: insegna Aristotele, acciò non si guasti la forma di tal republica da principio ordinata per tanto censo, in tal caso doversi alzare i censi alla proporzione; come per il contrario, per qualche avversitá impoveriti i participanti della republica, si deve alla proporzione sminuire il censo.


Cap. VI — Dell’ostracismo usato dagli ateniesi, se sia cosa giusta e utile per conservazione d’una republica.

Cap. VII — Ragioni addotte dal Partita [.Discorsi polii., I, 15] in difesa dell’ostracismo.

Cap. VIII — Quello che scrisse il Paruta contra l’ostracismo; e come scioglia le ragioni addotte.

Cap. IX — Che l’ostracismo è buon rimedio per la conservazione delle republiche; e a quali piú convenga, e fin a qual termine.