Pagina:Politici e moralisti del Seicento, 1930 – BEIC 1898115.djvu/153

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della dissimulazione onesta 147

la qual in ogni modo convien che resti esclusa, ho deliberato di rappresentar il serpente e la colomba insieme, con intenzion di raddolcir il veleno dell’uno e custodir il candor dell’altra (come sta espresso in quelle divine parole: Estote prudentes sicut serpentes, et simplices sicut columbae), importando a ciascuno che comandi o che ubbidisca il valersi d’industria tanto potente tra le contradizzioni che spesse volte s’incontrano; e benché molti intendano meglio di me questa materia, penso non di meno di poterne significar il mio parere, e tanto piú quanto mi ricordo il danno che averebbe potuto farmi lo sfrenato amor di dir il vero, di che non mi son pentito; ma amando come sempre la veritá, procurerò nel rimanente de’ miei giorni di vagheggiarla con minor pericolo.

II.

Quanto sia bella la veritá

Prima che la vista si disvii nel cercar l’ombre che appartengono all’arte del fingere, come quella che nelle tenebre fa i piú belli lavori, si consideri il lume della veritá, per prender licenza di andar poi un poco da parte, senza lasciar l’onestá del mezzo. Il vero non si scompagna dal bene, ed avendo il suo proprio luogo nell’intelletto, corrisponde al bene ch’è riposto nelle cose; né può la mente dirizzarsi altrove per trovar il suo fine, e se ’l vulgo si reputa felice in quello che appartiene al senso, ed i politici nella virtú o nell’onore, i contemplativi mettono il loro sommo bene in considerar l’Idee che son nel primo grado della veritá, la qual in tutte le cose è la proprietá dell’essere a quelle stabilito, perché in tanto son vere in quanto son conformi al divino intelletto; ma Dio se stesso ed ogni cosa intende, e l’esser divino non solo è conforme al divino intelletto, ma in sostanza è lo stesso: onde Dio è la veritá medesima, ch’è misura di ogni veritá, essendo prima causa di tutte le cose, e quelle son nella mente divina, loro principio