Pagina:Poliziano - Le Selve, 1902.djvu/252

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236 le selve

cito greco a mal partito co’ Troiani assediati; lib. I. Eccitato a battaglia da un falso sogno, mandatogli da Giove, Agamennone, radunati i Greci, finge, per tentarli, di voler levar l’assedio e rimpatriare. Il campo, da quest’annuncio commosso, già si dispone a partire; e a stento lo trattengono Ulisse e Nestore; quegli con preghiere e minacce, e busse alla linguaccia di Tersite, e con la memoria del prodigio d’Aulide, de’ nove uccelli divorati da un dragone poi pietrificato, dimostrazione dei dieci anni fatali dell’assedio troiano; questi, rammentando i voti fatti ed i segni avuti di favore celeste e mostrando vicina la caduta della città, si preparano al combattimento i Greci, primeggiando fra essi, per singolar dono di Giove, Agamennone. Catalogo delle navi greche, poi delle milizie troiane: premessa la invocazione delle Muse; II. Essendo i due eserciti a fronte, Paride, prima fuggente dinanzi a Menelao, rampognato da Ettore, si offre di venire con l’Atride al paragone delle armi, e da quello decidere qual de’ due s’abbia Elena, cagion della guerra. Se ne fanno patti solenni: ma, cominciato il duello, e, avendone Paride la peggio, Venere avvoltolo in una nube lo trasporta tra le braccia di Elena: III. Quando già, richiedendo Agamennone Elena, sarebbe finita la guerra, il Troiano Pandaro, per consiglio de’ Numi che vogliono la rovina di Troia, ferisce di saetta Menelao vincitore: e se ne attacca improvvisa, sanguinosa battaglia. IV. Si combatte con varia fortuna, mescolandosi di qua e di là gli Dei: mirabile prova di Diomede, il quale, mentre dall’altra parte combattono Ettore e Sarpedonte, mena strage de’ Troiani e osa ferire Venere e Marte stesso; V. Glauco e Diomede, incontratisi per combattere, si riconoscono ospiti e si cambian l’armi. Intanto in Troia, per consiglio d’Ettore e degli altri principali, le matrone recano il peplo votivo all’altare della nemica Minerva. Ettore, rientrando in battaglia incontra Andromaca, sua donna, e il fanciullo Astianatte e dice loro addio; VI. Ettore, rientrato in battaglia, sfida i piú valorosi dei Greci; di questi la sorte elegge Aiace Telamonio, che gli sta a fronte lungamente con pari valore. La notte pone fine alle armi; ne’ due campi si fa adunanza, e i Greci cingono il loro di