Pagina:Polo - Il milione, Laterza, 1912.djvu/120

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106 il milione

vi dico che, quando il gran sire va uccellando co’ suoi falconi e cogli altri uccelli, egli hae bene diecimila uomeni che sono ordinati a due a due, che si chiamano «tostaer» (toscaol); che viene a dire in nostra lingua «uomo che dimora a guardia»; e questo si fa a due a due, acciochè tenghino molta terra; e ciascheduno hae1 lunga e cappello e sturmento da chiamare gli uccelli e tenergli. E quando il Gran Cane fa gittare alcuno uccello, e’ non bisogna che quegli che ’l getta gli vada dietro, perciochè quegli uomeni ch’io v’ho detto di sopra, che stanno a due a due, gli guardano bene,2 che non puote andare in niuna parte che non sia preso. E se all’uccello fa bisogno soccorso, egli gliel danno incontanente. E tutti gli uccelli del gran sire e degli altri baroni hanno una piccola tavola d’ariento a’ piedi, ov’è iscritto il nome3 di colui di cui èe l’uccello, e per questo è conosciuto di cui egli è. E com’è preso, cosí è renduto a cui egli è, e s’egli non sa di cui e’ si sia, si ’l porta ad uno barone, ch’ha nome «bulargugi» (bularguci), cioè a dire «guardiano delle cose che si truovano».4 E quegli che ’l piglia, se tosto nol porta a quel barone, è tenuto ladrone; e cosí si fa de’ cavagli e di tutte cose che si truovano. E quel barone si lo fa guardare tanto che si truova di cui egli è. E ogni uomo, il quale ha perduto veruna cosa, incontanente ricorre a questo barone; e questo barone istá tuttavia nel piú alto luogo dell’oste con suo gonfalone,5 perchè ogni uomo il vegga: sí che chi ha perduto si se ne rammenta, quando il vede; e cosí non vi si perde [quasi] nulla. E quando il gran sire va per questa via verso il mare occeano, ch’io v’ho contato, e’ puote vedere molte belle viste di vedere prendere bestie e uccelli; e non è sollazzo al mondo che questo vaglia. E ’l gran sire va tuttavia sopra quattro lionfanti, ov’egli hae una molta bella camera di legno, la quale

  1. Pad. ha el richiamo (Berl. uno ludro de chiamar li oxelli).
  2. Pad. sí che i non posono perder.
  3. Berl. de chi lo sono e de chi lo tien.
  4. Berl. Pad. e se per caso el se trovasse uno cavallo o uno oxello o una spada, e non se trovasse de chi fosse, de presente viene apresentado a quel baron, e quello la tien in soa varda; e quello che trova alguna cossa e non la presenta seria tenuto ladro.
  5. Pad. azò che la zente vedano li dove l’è (Fr. erament = erraument, aussitót). E in questo muodo non se perde cossa che non sia tosto trovata.