Pagina:Polo - Il milione, Pagani, Firenze 1827, I.djvu/182

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A ai Cinesi l’invenzione della porcellana, che essi appellano Tseìd • ciò lo conferma, V appellazione che ebbe presso varie genti. Gli Asiatici 1’ appellano Fagjuri, i Russi Forfor, dando a quelle stoviglie il nome assegnato nelle loro favelle al signore della contrada (a). Gl7 Inglesi r appellano China, ignoro perchè dicasi Loca in portughese (b) . Noi la chiamiamo Porcellana, per l’errata opinione dei nostri maggiori, che questa figulina s’impastasse colle spoglie crostacee di quelle vaghe con- chigliette dette porcellane, o porcellette, che gl’Indiani appellano Cori, Pan i Cinesi, usate in alcune parti dell Oriente per moneta. In tal supina credulità incorse il Polo, che a mio avviso fu il primo de’nostri a parlare di questa maniera di figuline (c) (*) . Ma molto innanzi l’età dell’illustre viaggiatore conobbero gli Arabi la Porcellana. Il Geografo Nubiense parla dei V^asi Sinici, che componevano parte dei ricchi ca¬ richi, che le navi cinesi recavano ai porti di Kis, di Siraf, e di Ormus nel Seno Persico (d). E due vasi preziosi di porcellana ornati di Arabe iscrizioni s’ ammirano tuttora nel magico palazzo d’ Alambra, che gli dichiarano d’ordinazione diretta de’voluttuosi Mori di Spagna (e). III. L’immensa quantità di porcellana, che basta alluopo dellTtn- perió Cinese, al lusso di tante straniere genti, fabbricasi a King-te- tching,immenso borgo prossimo a Feit-Leam nella Provincia diKiang- si: e ciò che di più accurato sappiamo intorno al modo di farla , deb- besi al Padre d’ Entrecolles (y ) . Ei appartenne a quella illustre Com¬ pagnia, che percossa, calunniata , invidiata, e temuta, non cessò mai di giovare alla religione, all’educazione, alle scienze, alle letteree alle arti, i cui individui se usarono esularsi nelle più remote contrade per recarvi la luce evangelica> conservarono sempre fervide vampe d’a- mor di patria: ma in torbide età non la ragione, ma le passioni si¬ gnoreggiano gli umani giudicj . Il Missionario nella Storia di Feu-Leam attinse i lumi , che inviò in patria, anzi si recò nelle vaste officine di King-te-tching, ove lavoravano molti dei suoi neofiti, ivi apparò il ma¬ nuale magistero dell’arte : al suo dire ei le permutò in areopaghi, col promulgarvi la cognizione di quello, che di creta fece l’uomo, e dalle (a) Marc. Poi. t. n. not. 55j. (¿>) Lettr. Edifiant. t. xviir. p. l84- (c) Marc. Poi. t.i. p.t 11. t.n p. 258 not. 445. (d) Stor. delle Relaz.Vicendev. Lib. ix.cap.5o. (e) Ibid. cap. 47- not. 1. {J ) Lettr. Edifiant. t. xvili. au Pére Ory 1. Septemb.i 7 12. p. 174- e t. xix. p. 141» 25. J\invier 1722. (l) In uno squarcio del celebre Ulisse Aldovrancli, relativo alla porcellana, che avremo in altro luogo occusione di riferire , vedremo combattuta e rifiutala tal’ opi¬ nione .