Pagina:Polo - Il milione, Pagani, Firenze 1827, I.djvu/185

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DEL MILIONE CXLl ritrae dai mortai, si pone a macero nell'acqua in conche, o tinelli ; il liquido si smuove con pale di ferro per intorbidarlo, e la parte più sot¬ tile di cui si satura il fluido , e che viene a galla, versano in altro reci¬ piente pieno di acqua , che schiarita si decanta . La poltiglia si mette in forma, rasciutta e tagliata a quadrelli si trasporta a King te-tching: inaivi si raflina novellamente col metodo sovra espresso. Trovasi il caolino pressoché puro nelle cave della Gina, ma si usa tuttavolta raf¬ finarlo nella guisa medesima del petunse . Raffinato non si spezzano i quadrelli, ma s’immergono nell’ acqua dentro panieri di vetrice intes- suli radi, il caolino si scioglie, e la feccia si getta . Affinati i due ingre¬ dienti, quando hanno la densità di farinata, si mescolano insieme per la porcellana di prima sorte a pari dosi: per l’inferiore quattro parti di caolino con sei di petunse : la minor dose è una parte del primo su tre di questo. Questa mescolanza forma la pasta della porcellana,che gettasi in recipienti murati e intonacati: questa massa si mescola e si maneggia finche s’addensi, e tale manipolazione è la più laboriosa fatica dell’arte, perchè non può sospendersi, finché non giunga alla debita densità. Que¬ sta pasta lasciasi riposare mantenendola umida , e pretendesi che i Ci¬ nesi non la lavorino che sei mesi dopo, perchè le due sostanze mescolate fermentano leggiennante , lochè è utilissimo per rendere più aderenti le molecole delle due sostanze,per così dire più omogenee Fune alle altre. I pezzi della pasta che vogliono lavorarsi, si stendono sulle lavagne, e su di esse s’intridono, si maneggiano , si rotolano in guisa, che non vi rimanga veruno interstizio,nè corpuscolo eterogeneo nella pasta.Un gra¬ nello di rena, un capello, guasterebbe i lavori; se la pasta non è ben lavorata, la porcellana s’inclina, scoppia, cola , o si deforma . Si fog¬ giano i vasi con l'artificio d’ogni altra figulina, cioè a mano , al tornio, in forme, si perfezionano i lavori collo scarpello (a). VII. Ma tal porcellana, se è composta di ottimi ingredienti, colta sarebbe solida , di gran candore, ma rimarrebbe come quella detta volgarmente biscotta, cioè senza lucentezza e vaghezza veruna . Il levigato, il morbido al latto, il rilucente lo dà alla porcellana la vernice che i Cinesi appellano pe-yeu,o olio, composto di petunse e di altre ma¬ terie. Scelgono di quello il più bianco, o il leggiermente macchialo di verde, o di rosaceo, e polverizzato, colla lozione Io riducono di qualità perfetta , ma onde spogliarlo d ogni terrestreità, lo ripurgano due volte, ritraendo dal recipiente, in cui è affogato, la parte più sottile, che galleg¬ gia sull acqua : dal secondo tinello o pila lo ritraggono della consistenza (»' Entrecol. I. c, p. 193.