Pagina:Pontano - L'Asino e il Caronte, Carabba, 1918.djvu/137

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gliati, figliola: la purità della tua persona deve essere offerta a Dio nuda, come se ti facesse sua sposa. Quando fui nuda, in piedi davanti a lui, «Chiudi gli occhi, e prega». Dopo un poco, toccandomi le mammelle, diceva: «queste sono della mia chiesa»; poi carezzandomi il mento e le guance, «queste pure sono della mia chiesa». Poi, facendomi col dito una croce sopra le labbra, mi baciò tre volte, dicendo: «così prendo possesso della tua bocca». E poi così il petto, i fianchi, il ventre. Poi mi ordinò di stendermi a terra. Io malaccorta mi stesi; e allora egli piegando i ginocchi e toccandomi le cosce disse, l’empio! «Dio, tu che creasti queste belle cosce pienotte, e questo ventre liscio e senza difetto, e queste belle braccia rotonde così venuste e così soavi, guarda questa tua verginella innocente, e rallegrati di prenderne possesso». Tre volte cantò queste parole come fosse una formola sacra, poi, mettendomi la mano alla parte per cui noi siam donne, disse: «Come con la mia bocca ho preso il possesso della tua bocca, così di questa tua parte prendo possesso con la parte mia».

Car. — Birbante! Ma come t’accorgesti di essere stata ingannata?

Ombra. — Perchè, avendomi fatta tornare più volte, e sempre egli lavorando con più ardore il suo fondo, finii col trovarmi incinta... Ah fossi morta prima!... Morii invece nel parto.

Car. — E... non ti ha assolto quando stavi per morire?

Ombra. — Sì; m’ha assolto.

Car. — E allora sta tranquilla: anche qui ti assolveranno i giudici infernali.