Pagina:Pontano - L'Asino e il Caronte, Carabba, 1918.djvu/143

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Ombra 6.a — Vedi: questo primo fu il più bugiardo uomo che esistesse al mondo; ma la sua bugia più grossa — e ora la confessa — fu quella che disse a me, di non aver mai leticato con la moglie. Quel giovane che lo segue era nato ricco ed è morto poverissimo, per aver posto ogni suo studio a far del metallo fumo, e del fumo metallo; finì col gettare nella fornace tutto il suo oro. Quel terzo fu tanto libidinoso e bestiale, che non si astenne nemmeno dai bruti. Di quei due, l’uno fu il più vile degli adulatori, l’altro un emerito ruffiano; e tutti due riuscirono a conquistarsi i primi posti presso Cesari e Pontefici. L’adulatore, salito in alto con le sue vili arti, si fece poi ricchissimo accusando gli innocenti e confiscandone le ricchezze — e io lo so, non perchè io mi occupassi di lui, ma perchè me l’ha detto uno della mia tribù che lo conosceva bene. L’altro invece l’ho conosciuto; aveva un aspetto così serio e triste, che a guardarlo si sarebbe detto non solo integerrimo, ma nato per essere maestro di morale: brutto ipocrita!

Se invece vuoi sentire un vero filosofo, che non solo sa discorrere bene, ma, mettendo in pratica le sue dottrine, ha dato il buon esempio, è quello là. Vuoi sentirlo parlare?

Car. — Volentierissimo. Qual è la sua patria?

Ombra. — D’origine era Umbro.

Car. — Ospite Umbro, mi congratulo della tua venuta nel Regno dei Mani, sia perchè tu ti sei liberato dalle cure che travagliano la misera vita dell’uomo, sia perchè io avrò, spero, il piacere di ascoltarti. Vuoi dirmi che cosa tu pensi della Virtù?

Ombra 8.a — Con molto piacere. Vuoi che ti dica in che cosa specialmente consiste la vis virtutis,