Pagina:Pontano - L'Asino e il Caronte, Carabba, 1918.djvu/22

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l’asino e il caronte 15

storia e delle principali doti dello storico; — poi della eloquenza, e della massima di Cicerone «finitimum esse oratori poetam».

E qui un grande elogio della Poesia (delicata allusione al Sannazzaro), che esclude ogni mediocrità. Vi si afferma che per giudicar bene di un poeta si vuol avere animo di poeta; ufficio del poeta essere sopra tutto destare la commozione e l’ammirazione; — il maraviglioso essere elemento essenziale della poesia; — la poesia aver preceduto ogni altra forma di manifestazione letteraria; — essere stati i poeti primi sacerdoti di ogni sapere e di ogni civiltà. Finisce con un inno, elevato dal Sannazzaro alla virtù della Poesia.


L’Egidio prende nome da un eremita che vive poco lungi dalla villa suburbana del Pontano, ed in lui il P. afferma essersi trasfuso lo spirito di un altro santo eremita, fra’ Mariano, di cui si lamenta la morte.

La scena si apre davanti alla Torre Pontaniana, in Napoli, sulla cui fronte è una lunga iscrizione latina, che due accademici (Suardino Sardo e Francesco Peto, quelli stessi cui è dedicato l’Asinus) commentano, tornando da un viaggio a Roma.

Le discussioni che si fanno in casa del Pontano sono qui specialmente di ordine etico e religioso. Vi si parla della religione dei