Pagina:Pontano - L'Asino e il Caronte, Carabba, 1918.djvu/93

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raggiri sia pel bene che pel male... Ce lo ha pur dimostrato che non è molto quel tiranno, il quale, ingannato nella sua speranza di giungere al regno, è riuscito a stento a giungere a questa riva nudo, zoppicante, piangente, con passo senile ed incerto, portando seco di tante ricchezze male acquistate soltanto un anello.

Eaco. — Come ti sei fatto dotto, nocchiero! E, per l’Erebo, tu discorri da buon filosofo.

Car. — Per forza si diventa filosofi! Son tanti anni che ascolto i discorsi di uomini dottissimi, i quali, per non essere stati sepolti, devono rimaner sull’altra riva! Quando non c’è lavoro, mi diletto assai di starli ad ascoltare; e non solo ci prendo piacere, ma anche c’imparo. É vero che ce ne sono di quelli che fanno rabbia, e sono ridicoli, insopportabili, capziosi e fallaci, e vuoti, e in parte anche lubrici... come quel sofista di Parigi, che or non è molto se l’ha presa con me. E con che audacia mi gridava: «Morirai, Caronte! Morirai.» — «Ma come!» dico io, «se non sono mortale?» — «Morirai» ti ripeto — e poi, con un gran corrugar di sopracciglia, mi dice: «Charo es; omnia autem caro morti est obnoxia, morieris igitur». Bel sillogismo! C’è mancato poco che non lo buttassi dentro il fiume! — E un altro, più sciocco ancora, allora dice: «Remo fu fratello di Romolo; tu hai qui molti remi, dunque Romolo ebbe molti fratelli!...» Da scoppiar dalle risa! E allora lui ci piglia gusto, e ne dice un’altra più marchiana: «Palus est quam navigas, palus autem lignum est, dunque tu navighi non l’acqua ma il legno».

Eaco. — E lo dicono sul serio? Buffoni!

Car. — Aveva appena finito, che salta su un quarto e dice: «Tu hai tre mani...» «Come mai?» dico io — E lui: «Non si chiama palma anche la