Pagina:Prati, Giovanni – Poesie varie, Vol. II, 1916 – BEIC 1901920.djvu/100

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Oli, quante volte, un arido
5« crespo mirando, un fiore,
sveglie bizzarre al cupido
latente sovvenir,
di procellosi palpiti
sentii balzarmi il core,
55e il pronto viso in porpora
mutarsi e tramortir!
Oh, quante volte, armigero
nido di prodi antico,
di te parlando, un gemito
60 l’anima mia levò.
siccome avvien nei facili
momenti, che all’amico
si vuol narrar d’un misero
nodo che Dio spezzò!
65Con si fiero tormento io t’amai;
e negli occhi dell’esule, oh credi,
la letizia non venne piú mai!
Solitario nell’erme mie sedi,
non curando la infida ventura,
70ai pensosi silenzi mi diedi!
E lá presso alla pia sepoltura,
che raccoglie il mio dolce parente,
lacrimai colla mesta natura!
Ma pur sempre dal petto fremente
75misi un grido sul molto e nefando
cimiterio dell’itala gente.
E il ben vigile sgherro esecrando
per quel grido mi orili la catena,
poi le tetre miserie del bando.
80Ti ringrazio, o mia gloria e mia pena,
fedel musa, che meco hai diviso
gli ardui giorni, costante e serena;