Pagina:Prati, Giovanni – Poesie varie, Vol. II, 1916 – BEIC 1901920.djvu/27

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Ma perché taci e dubiti
presso il tuo dolce Isello?...
Colomba mia, deh! baciami
col bacio tuo piú bello.
85— Ah! se ti fui pur cara,
lascia ch’io torni all’ara,
fremendo è Iddio. Rispettami:
sposa di Cristo io son.
— Sogni e follie! — Ma il demone
90impallidi a quel nome.
Sul capo reo com’aspidi
gli si rizzar le chiome;
e fuor dal* labbro arcigno
scoppiò si forte un ghigno,
95che i monti vacillarono,
di quelle risa al suon.
— Bada, fanciulla improvvida!
non mi voler nemico.
— Che parli, Isél? Dissimile
100tu sei dal tempo antico.
Cogli occhi il cor mi suggi;
piú Isél non sei; deh! (uggí*.
— Bella Lucia, rassegnati:
meco fuggir dèi tu.
105— Ah! chi mi salva?... — È inutile,
por nel tuo Dio la spente.
A’ cenni miei soggiacciono
i vivi e i morti insieme.
— Smetti la celia, o crudo.
110Lasciami! il del in’è scudo. —
L, in quella, di caligine
l’aria coperta fu.