Pagina:Primi poemetti.djvu/106

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86 l’aquilone


bianco; e sui rami nudi il pettirosso
saltava e la lucertola il capino
21mostrava tra le foglie aspre del fosso.

Or siamo fermi: abbiamo in faccia Urbino
ventoso: ognuno manda da una balza
24la sua cometa per il ciel turchino.

Ed ecco ondeggia, pencola, urta, sbalza
risale, prende il vento; ecco pian piano
27tra un lungo dei fanciulli urlo s’inalza.

S’inalza; e ruba il filo dalla mano,
come un fiore che fugga su lo stelo
30esile, e vada a rifiorir lontano.

S’inalza; e i piedi trepidi e l’anelo
petto del bimbo e l’avida pupilla
33e il viso e il cuore, porta tutto in cielo.

Più su, più su: già come un punto brilla,
lassù lassù... Ma ecco una ventata
36di sbieco, ecco uno strillo alto... — Chi strilla?

Sono le voci della camerata
mia: le conosco tutte all’improvviso,
39una dolce, una acuta, una velata...

A uno a uno tutti vi ravviso,
o miei compagni! e te, sì, che abbandoni
42su l’omero il pallor muto del viso.