Pagina:Primi studi dell'ingegnere Tomaso Meduna.djvu/5

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delle persone in un quartiere la cui floridezza è già di molto superiore al rimanente e che del resto non forma se non un’estremità di Venezia. La linea di Mestre infilando il Canal Grande animerebbe da un capo all’altro tutto il corpo della città, senza nuocere per questo al primario quartiere.

6.° Gli amatori del bello prospettico non mancano di considerare che appunto perchè la vista delle vicinanze di S. Marco è d’un incomparabile effetto, ella previene il viaggiatore e lo dispone a sentir meno la bellezza e la varietà sparsa negli innumerevoli palazzi di Canal Grande. E al contrario a chi entra da Mestre la vista prima del Canal Grande riesce pittoresca e mirabile, e l’effetto va gradatamente crescendo finchè oltrepassato il quartiere di Rialto si giunge in mezzo alle spaziose acque di San Marco, scena che reca sempre la stessa sorpresa da qualunque parte vi si giunga, perchè nessun’altra parte della città può raffrontarsi a quella.

Per passare ora alla costruzione del ponte, l’esimio ingegnere osservando che l’altezza deve corrispondere all’altezza degli argini che ricingono la laguna, trova che basterebbe stabilire il piano superiore del ponte a metri 2,50 sopra il livello della comune alta marea. A risparmio di
spazio e di spesa converrebbe sul ponte appagarsi d’una sola rotaia; ma gioverebbe lasciare ad ambo i lati un margine pel passaggio dei pedoni, segregandolo dalla rotaia con una continua sbarra. Il ponte co’ suoi parapetti e laterali presidj avrebbe la larghezza di metri 8.

Una struttura di cui avesse più o meno parte il legname minorerebbe d’alquanto la prima spesa, ma ne crescerebbe di molto il carico perpetuo della manutenzione, e richiedendo non infrequenti restauri cagionerebbe interruzioni alle corse. Inoltre non si potrebbe del tutto evitare una qualunque vibrazione del sistema, la quale se anche non avesse a turbare la precisa connessione delle rotaie, riescirebbe molesta e sembrerebbe pericolosa ai passaggieri in tanta lunghezza e tanto isolamento nel mezzo d’uno spazio immenso che ha l’aspetto di un mare.

Un altro effetto della sterminata lunghezza del ponte sarebbe quello di dargli ad onta della convenevole sua larghezza l’apparenza di una estrema esilità. L’illusione ottica non lascerebbe vedere se non un’angusta zona coi lati convergenti quasi in una punta, e talvolta dalla rifrazione interrotta. Soggiungiamo che in tempi nebbiosi sembrerebbe ai passaggieri di correre a furia a precipitarsi nel mare. A dissipare questo