Pagina:Primi studi dell'ingegnere Tomaso Meduna.djvu/7

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ponte si scavano e si mantengono fino a metri 2,50 sotto la comune alta marea; «che a questa profondità havvi sempre uno strato convenevolmente compatto; e che questo limite corrisponde a un bel dipresso a quello che si stabilisce per la ricostruzione dei ponti in città. Cosicchè a questo punto si potrebbe determinare l’origine delle murature». Per condensare il terreno della base e toccare gli strati di maggior consistenza occorrerà un castello di legname con pali da metri 3,50 a metri 5 di lunghezza, sicchè il piede dei primi penetrasse fino a metri 6 sotto la comune alta marea ed a metri 7,50 quello dei secondi. Risulta poi dagli scavi che si fanno colla macchina a vite nei canali di grande navigazione verso i porti dell’estuario, che incontrasi talvolta il caranto prima di giungere alla profondità di metri 6 sotto la comune alta marea, e che allora la molta resistenza di quello strato impedisce il progresso del lavoro. Risulta inoltre che nella barena fra S. Giuliano e il forte di Malghera colle terebrazioni fatte dallo stesso signor Meduna il caranto si trovò a soli metri 1,25. Perlocchè se nel contiguo paludo fra S. Giuliano e Venezia si trovasse alla medesima od anche a doppia profondità, tornerebbe inutile la palafitta, e la costruzione diventerebbe
oltremodo semplice e poco dispendiosa.

Queste sono le viste fondamentali su cui il lodato ingegnere sta meditando un regolare progetto di costruzione; ed è troppo manifesto che i suoi pensamenti non solo promettono una sensata e provida soluzione del quesito economico, ma eziandio una bell’opera d’arte e un monumento degno della città e della nazione. Si vede che qualunque sia l’impresa a chi si ponga mano, non si può temere che manchino operatori capaci di ridurla a condegno compimento.

Dott. C. Cattaneo.