Pagina:Prose e poesie (Carrer).djvu/318

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sta parete, ov’è dipinta la faccia mansueta del Redentore con l’agnella sopra le spalle. Sottovia è una leggenda che dice: Io sono il buon pastore, venite a me perchè io vi amo. — A quel romore, a quel riverbero d’armi, la faccia dello sconosciuto torna a rannuvolarsi. Le mani, ch’erano per congiungersi ad orare, sviate da un impeto subitano, sono alla spada. E il sacerdote continua intanto ad offerir sull’altar il suo sagrifizio d’amore.

Dal lato opposto all’uomo inginocchiato, ossia dal lato ove fu letto il vangelo, entra un’altro uomo non dissimile punto del primo. Le porte della chiesa non sono interdette a chicchessia: i sicarii possono entrare essi pure, perchè il Dio che s’immola sull’are morì anche per essi. Gli occhi dell’uomo testè entrato colgono prima la faccia dell’uomo che pregava. Ritraendosi di là inorriditi, scontraronsi nel buon pastore ritratto sulla parete. Allora gli sorsero in cuore questi affetti: Che farai? In questo luogo? In quest’ora? Oh il fratricidio! Davanti l’altare? Nuovo Caino, hai forse invidia al fervore ond’egli è mosso a pregare? Ristette.

Una voce che pareva sorgere di sotterra, gli susurrava altamente: E s’egli ti fugge? Sono sette lunghi anni che tu lo cerchi! L’ipocrita! Il vile! Si ridusse a securtà nella chiesa. O forse che imprechi alla tua vita, e chiami Dio aiutatore della vendetta. Su via! E si moveva. Ma in piedi è anche l’altro. Si guatarono, si rico-