Pagina:Prose e poesie (Carrer) III.djvu/46

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ra, ed è pure così facile ad essere inteso! Credete forse che sia fuor di ragione quest’accusa che io fo, senza troppe eccezioni, alla generalità della nostra specie? Vediamolo ai fatti. Essendosi sottratto a quanto può instigare il cuore e la fantasia, perchè si lagna Demetrio della noia che lo circonda, o direm meglio lo schiaccia? Noia è rovescio d’inerzia: un cuor morto, una fantasia spenta non trovano stimolo ad operare; e quelle forze morali che sono in noi, lasciate senza il debito eccitamento, si risentono fastidiose, come appunto le fisiche del nostro corpo destinate alla digestione, quando siano mancanti del cibo necessario a tenerle occupate. E Fabricio che vorrebbe esser abbondante di beni, o sopraccarico d’onori, senza essere seccato? Questo ancora è vedere il solo dritto, o quello almeno che sembra tale, e non curarsi punto del rovescio. Chi è ricco, chi è potente si presume a tutta ragione che possa e debba giovare il suo prossimo, e questo prossimo, attratto dallo splendore dell’oro o dal rimbombo del nome, non sa darsi pace finchè non abbia raggiunto il suo intento. E colpa dell’oro che dà nell’occhio, e del titolo che fa romore, se i meschinelli agognanti non sanno essere discreti. Potrei allungare la mia diceria, mettendomi, senza misericordia pei miei lettori, sul facile cammino degli esempi; ma questa colpa non voglio averla, e mi contento di quelli che ho addotti.