Pagina:Pulci - Morgante maggiore II.pdf/116

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canto ventesimoprimo. 113

32 E riuscì la punta nelle rene.
     Orlando disse: Il terzo uccidrò io;
     Ecco il lion che inverso lui ne viene,
     E ’nginocchiossi mansueto e pio:
     Orlando Durlindana sua ritiene,
     E disse: Questo è misterio di Dio:
     Seguite me; chè ’l Ciel ci spigne drento,
     E non arem dagli altri impedimento.

33 E così fu: chè il lion si rizzava,
     E tutti gli altri dètton lor la via,
     E questo come scorta innanzi andava.
     Orlando inverso i giganti ne gia:
     Maravigliârsi, e l’un di lor parlava:
     Che gente è questa, e donde entrata sia?
     Può fare il Ciel che’ lion non gli udissino,
     E tutt’a sei a un’otta dormissino!

34 Questo mi par pure il più nuovo caso.
     Subitamente uscîr fuor del palazzo:
     Fecesi innanzi l’un ch’è sanza naso,
     E va verso Rinaldo come un pazzo:
     La barba lunga aveva e ’l capo raso;
     Rinaldo guarda quel viso cagnazzo,
     Che non parea nè d’uom nè d’animali,
     E disse: Dove appicchi tu gli occhiali?

35 O con che fiuti tu l’anno le rose?
     Tu par bestia domestica a vedere.
     Questo gigante a Rinaldo rispose:
     Io tel farò, ghiotton, tosto sapere.
     Rinaldo un colpo alla zucca gli pose,
     Ch’arebbe ben dimezzate le pere:
     E cacciagli Frusberta insino agli occhi,
     Tanto che morto convien che trabocchi.

36 Come e’ fu in terra questo fastellaccio,
     L’altro s’avventa addosso ad Aldinghieri:
     Volle menargli d’un suo bastonaccio;
     Ma e’ prese un salto che parve un levrieri,
     E schifa il colpo, e menavagli al braccio,
     Tal che, se sa schermir, gli fa mestieri;
     E netto lo tagliò come un mellone,
     E cadde in terra il braccio col bastone: