Pagina:Pulci - Morgante maggiore II.pdf/140

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canto ventesimoprimo. 137

152 Orlando d’uno in altro ragionare
     Riesce finalmente dove e’ vuole;
     Comincia molto Orlando a biasimare,
     Dicendo: E’ non è uom più sotto il sole
     Che come lui cercassi rovinare.
     Astolfo si turbava alle parole,
     E finalmente gli conchiuse questo,
     Che si partissi di sua corte presto.

153 Orlando seguitò pure il suo detto,
     Tanto ch’Astolfo tutto furiava;
     Per la qual cosa e’ si cavò l’elmetto:
     Astolfo d’allegrezza lacrimava;
     E disson l’uno all’altro ogni suo effetto,
     Dal dì ch’Astolfo con lor s’adirava,
     Come eran capitati quivi e quando,
     Baciando mille volte Astolfo Orlando.

154 Orlando mandò poi per quello ostiere,
     Che gli rendè il caval cortesemente;
     Di Chiaristante gli donò il destriere.
     Astolfo all’oste suo similemente
     E la fanciulla donò molto avere:
     Ch’onorato l’avevan lietamente,
     E ringraziavon tutti di buon cuore,
     Che Chiaristante è morto, il lor signore.

155 Astolfo facea lor larga l’offerta.
     Or lasceremo Astolfo e ’l suo fratello,
     E ritorniamo un poco a Filiberta,
     Ch’era fuggita a un certo castello:
     Essendo un dì la porta in bando aperta,
     Due pellegrini entrati sono in quello,
     E dicon ch’a costei voglion parlare,
     E vanno Filiberta a vicitare.

156 E disson: Donna, fa che tu sia saggia,
     E quel che ti fia detto intenda bene,
     Ch’una parola in terra non ne caggia:
     A tutti incresce di tue tante pene,
     E piangonne le fiere in ogni piaggia;
     Ma tutto questo in tuo aiuto non viene.
     Per non tenerti, Filiberta, a tedio,
     Pensato abbiam solamente un rimedio.