Pagina:Pulci - Morgante maggiore II.pdf/16

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canto decimottavo 13

59 Il mio signor Gostanzo re non vuole,
     E siam qui tutti a lor difensione,
     Perchè di que’ baron troppo ci duole,
     Chè l’un fratel di Rinaldo è d’Amone;
     E perch’io non ti tenga più a parole,
     Nella battaglia è il figliuol di Milone,
     E fa gran cose per campar costoro,
     Ed io combatto qui pedon per loro.

60 Nè posso ancor rimontare a cavallo,
     Dond’io fu’ tratto da un Salicorno:
     Tutti color del contrassegno giallo
     Pel mio signor combatton questo giorno.
     Disse Rinaldo: Io vorrei sanza fallo
     Sapere il nome tuo, barone adorno.
     Disse il Pagano: Spinellon mi chiamo,
     E molto Orlando e Rinaldo suo amo.

61 Allor gridò Rinaldo: O Saracino,
     Io son Rinaldo, e son qui capitato
     Per ritrovare Orlando mio cugino;
     Monta a cavallo: e ’l Pagano è montato:
     Menami ove combatte il paladino.
     E Spinellon fu tutto consolato,
     E disse: Vincitor saremo omai,
     Andianne dove Orlando tuo lasciai.

62 E tanto per lo campo insieme vanno,
     Che lo condusse ove combatte Orlando,
     Ch’era pien tutto di sangue e d’affanno.
     Disse Rinaldo: Posa un poco il brando,
     Dimmi, i prigion, cugin mio, come stanno?
     Allora Orlando il vien raffigurando:
     Abbracciò questo, e pianse per letizia,
     E del Soldan contoe la sua tristizia.

63 Poi disse: Tempo non è farsi festa,
     Qui si conviene i prigioni aiutare.
     Non va lion per fame per foresta,
     Come Rinaldo cominciò a mugghiare,
     A questo e quello spezzando la testa,
     Le strette schiere faccendo allargare:
     Qui il Veglio e Spinellone e ’l Conte sono,
     E paion tutti a quattro insieme un tuono.