Pagina:Pulci - Morgante maggiore II.pdf/192

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canto ventesimosecondo. 189

234 Vollonsi alcun con Rinaldo provare,
     Ognuno in terra alla fine è caduto;
     Il padre di costor si fece armare,
     E venne sopra il campo sconosciuto:
     Rinaldo il gittò in terra, e nel cascare,
     L’elmo gli usciva, ond’e’ fu conosciuto:
     E come fatta è la festa, a bell’agio
     Rinaldo ne menò seco al palagio,

235 Chè di sua forza si maravigliava;
     I suoi compagni con lui fe’ venire,
     E un convito solenne ordinava,
     E le fanciulle stavano a servire,
     E l’una e l’altra Rinaldo guardava,
     Innamorate del suo grande ardire:
     E poi, mangiato, in una zambra vanno,
     E le fanciulle gran disputa fanno,

236 E dice ognuna ch’era la più bella,
     E che Rinaldo giudicassi questo:
     Contente son l’una e l’altra sorella.
     Rinaldo alla Brunetta disse presto,
     E ch’aveva il suo amor donato a quella;
     Il che fu tanto alla bianca molesto,
     Ch’a un balcon con un laccio di seta
     S’impiccò in una camera segreta.

237 Della qual cosa ciascuno si lamenta;
     Rinaldo co’ compagni si partia,
     E la Brunetta riman malcontenta:
     Macon, dicendo, ti mostri la via;
     Dove tu sia, peregrin, ti rammenta
     Della Brunetta, che tua sempre sia.
     E dettegli un fermaglio la Brunetta
     Per ricordanza di lei meschinetta.

238 E volle prima il suo nome sapere:
     Quando sentì com’egli era Rinaldo,
     S’accese tanto del suo gran potere,
     Che non si spense mai poi questo caldo;
     Benchè mai più nol dovea rivedere,
     Pur si rimase nel suo petto saldo:
     Rinaldo al suo viaggio ne va ratto,
     Per essere alle man con Fuligatto.