Pagina:Pulci - Morgante maggiore II.pdf/275

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272 il morgante maggiore.

129 Tanto che sol v’era un signor rimaso,
     Il qual non si voleva battezzare,
     E redurre alla fede di Tommaso:
     Ma perchè più non vollon soggiornare,
     Rinaldo se n’andò verso l’Occaso,
     E volle il grande Atlante superare,
     Sanza curarsi o di fatica o gielo,
     Forse per torgli dalle spalle il cielo.

130 Poi vide i segni che Ercule già pose,
     Acciò che i navicanti sieno accorti
     Di non passar più oltre, e molte cose
     Andò veggendo per tutti que’ porti;
     E quanto ell’eran più maravigliose,
     Tanto pareva più che si conforti:
     E sopra tutto commendava Ulisse,
     Che per veder nell’altro mondo gisse.

131 Or finalmente si tornò in Egitto,
     Ed ha molte provincie battezzate:
     Credo ch’egli abbi l’animo diritto,
     Di non tornar mai più in Cristianitate;
     E so che molte volte v’ha qua scritto,
     Ma non ci son le lettere arrivate,
     Che s’egli avessi seco avuto Orlando,
     Sarebbe mezzo il mondo a suo comando.

132 Già era Malagigi stato attento
     Tre ore o più, che quel demone ha detto,
     E disse: Non dir più ch’i’ m’addormento;
     Sol t'ho chiamato per questo rispetto,
     Che tu vadi a Rinaldo in un momento,
     E che tu porti lui con Ricciardetto
     In Roncisvalle, dove aspetta Orlando:
     E so che intendi, io te gli raccomando.

133 Disse Astarotte: E’ non si fideranno.
     Rispose Malagigi: Entra in Baiardo;
     Rinaldo e Ricciardetto vi saranno:
     Guicciardo non importa, e così Alardo;
     E inverso Montalban si torneranno:
     Ma fa che a questo tu abbi riguardo,
     Che non rincresca a Rinaldo la via,
     E che in tre giorni in Roncisvalle sia.