Pagina:Pulci - Morgante maggiore II.pdf/340

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canto ventesimosesto 337

114 Per che Marsilio rispondeva allotta:
     Questi son masnadier di Malagigi:
     Parmi la nostra schiera malcondotta,
     Chè innanzi vien la gente di Parigi:
     Veggo che il campo fugge in volta rotta.
     Intanto vien gridando Mazzarigi:
     Aiuto, presto! noi siamo a mal porto:
     Il campo è rotto, e Falserone è morto.

115 Quando Marsilio udì queste parole,
     Si fece a Mazzarigi incontra presto,
     Perchè di Falseron troppo gli duole,
     E domandava pur: Che vuol dir questo?
     Rispose Mazzarigi: Così vuole
     Macon, che a questa volta è disonesto;
     E per tagliar più le parole corte,
     Sappi ch’io fuggo, ed ho drieto la morte.

116 Orlando a Falseron tolse la vita,
     E Ricciardetto è venuto e Rinaldo,
     E spezza il ferro, e l’ossa e’ nervi trita:
     Pensa se ’l campo si può tener saldo:
     Però tutta la gente s’è fuggita.
     Disse Marsilio: Becco, can ribaldo!
     O Macon crudelaccio, e sanza fede,
     Maladetto sia tu, e chi ti crede.

117 Io non t’adorerò più in Pagania,
     Traditor, ghiotto, pien d’ogni magagna:
     Può fare il ciel che qua Rinaldo sia?
     Tu se’ venuto per ogni campagna
     Accompagnarlo, come quel Tobia:
     Ora aren noi riavuta la Spagna,
     Or sarà vendicato Ferraue!
     Maladetto sia egli, e il cielo, e tue.

118 Era Marsilio un uom, che in suo segreto
     Credea manco nel ciel che negli abissi:
     Bestemmiator, ma bestemmiava cheto,
     Pur questa volta volle ognuno udissi:
     E se fu anche gentile e discreto,
     Come in altro cantar già dissi e scrissi,
     Io il dico un’altra volta, e parlo retto,
     Chè questo non emenda altro defetto.