Pagina:Pulci - Morgante maggiore II.pdf/358

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canto ventesimosettimo. 355

47 Orlando corse alle grida e ’l romore
     E trovò Baldovino il poveretto,
     Ch’era già presso all’ultime sue ore,
     E da due lance avea passato il petto:
     E disse: Or non sono io più traditore!
     E cadde in terra morto, così detto:
     Della qual cosa duolsi Orlando forte,
     E pianse esser cagion della sua morte.

48 E fece al padiglion portarlo via:
     Poi si scagliò dove Rinaldo vide
     Che con la spada gran cose facia,
     E dove il popol de’ Pagan più stride
     Per la battaglia sanguinosa e ria:
     Benchè la parte de’ cristian non ride:
     Chi grida carne, e chi grida vendetta;
     Verso questo tumulto ognun si getta.

49 Quivi correva il buon duca Egibardo,
     Anselmo, Avino, Avolio, e Guottibuoffi,
     E Berlinghieri, ed Ottone, e Riccardo;
     Ognun vuol la sua parte degli ’ngoffi;
     E Ricciardetto par tanto gagliardo.
     Che i miglior cavalier parevon goffi;
     E sopra tutto il buon Turpin di Rana
     I Saracin come i mattoni spiana.

50 E’ si vedeva tante spade e mane,
     Tante lance cader sopra la resta;
     E’ si sentia tante urle e cose strane,
     Che si poteva il mar dire in tempesta:
     Tutto il dì tempelloron le campane,
     Sanza saper chi suoni a morto o festa:
     Sempre tuon sordi con baleni a secco,
     E per le selve rimbombar poi Ecco.

51 E’ si sentiva in terra e in aria zuffa,
     Perchè Astarotte, non ti dico come,
     E Farferello ognun l’anime ciuffa,
     E’ n’avean sempre un mazzo per le chiome;
     E facean pur la più strana baruffa,
     E spesso fu d’alcun sentito il nome:
     Lascia a me il tale, a Belzebù lo porto.
     L’altro diceva: È Marsilio ancor morto?