Pagina:Quattro canti militari dell'antica Grecia.djvu/12

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
10


Ah! dunque di fuga pensier non v’alletti;
          Non sieda paura nei liberi petti;
          Ma v’arda cocente di guerra il desir.
                     Pugnam per la patria, pugnamo pe’ figli:
          L’amor della vita viltà non consigli:
          24Se vincere è bello, pur bello è morir.

Che infamia se i vecchi lasciando sul campo,
          I vecchi che speme non hanno di scampo,
          La vita codarda correste a salvar!
                    Ma spose, ma figli quei vecchi non hanno?
          (Gli stessi nemici fremendo diranno)
          30Perchè quei meschini non vanno a salvar?..

Bruttate di sangue la barba, le chiome
          Riversano al suolo quei vecchi, siccome
          Figliuoli del fango dannati a morir.
                    Orrendo a vedersi! Di sangue grondante
          Ciascuno morendo con labbro tremante
          36S’ascolta all’ignavia de’ suoi maledir.

Non piombi sul capo cotanta vergogna!
          Non s’oda dai padri sì dura rampogna!
          Si mora piuttosto, ma salvo l’onor.
                    La lode de’ forti si chiuda nell’urna;
          Le greche donzelle nell’ora notturna
          42La spargan pietose di pianto e di fior.