Pagina:Raccolta di proverbi bergamaschi.djvu/17

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Chi öl ü bu aér, i la piente de zenérChi vuole un buon agliaio, lo ponga di gennaio.
Confurma s’ somna, as’ regóiCome si semina, si ricoglie — e figuratamente: Come farai, così avrai.
Da la paia al ligàm al crès la famDalla paglia al legame cresce la fame — cioè nel tempo vicino alla messe suole crescere il prezzo del pane. Gli Spagnuoli dicono pure: Entre gavilla y gavilla, hambre amarguilla.
Da san Simù e Giüda la raa l’è marüda; marüda o da marüdà la raa l’è da strepàA san Simone e Giuda (28 ottobre) la rapa è matura, matura o da maturare la rapa è da strappare.
De san Péder al s’à de scond ol poléderA san Pietro (29 giugno) vi si ha da nascondere il il poledro. Verso la fine di giugno il grano turco deve essere tanto alto da potervisi nascondere un poledro.
Dóe passa la ciòca, nas la pagnòcaDove passa il campano, nasce il grano (Tosc.).
Dopo san Martì, l’erba l’è dol bezzìDopo san Martino (11 nov.) l’erba è dell’agnellino — Lo dicevano i nostri pastori per significare che dopo san Martino potevano liberamente pascolare dovunque.
Fa m’ póera, che t’ faró récFammi povera, ti farò ricco — I Toscani dicono anche: Ramo corto, vendemmia lunga. In generale, potando corto, le viti si conservano lungamente, e si hanno migliori vini.
Làssem la mé erba, che t’ lasse la tò merdaLasciami la mia erba, ed io ti lascio la tua merda — Questo proverbio accenna all’utilità dei sovesci. Essa dipende dal fatto che talune piante posseggono meglio di tali altre la proprietà di assorbire molte materie alimentari dall’aria e forse di promovere