Pagina:Raccolta di proverbi bergamaschi.djvu/38

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COMPAGNIA BUONA E CATTIVA.


A ’ndà al mölì as’ s’infarinaChi va al mulino s’infarina — cioè chi non ischiva le cattive compagnie si macchia di vizj, perchè
A stà col lüf s’impara a ürlàStando col lupo si impara a urlare — Stiamo dunque in buona compagnia e diverremo buoni noi pure.
Cà no maja càCane non mangia cane — Il lupo non mangia della carne di lupo.
Dimmi con chi pratichi e ti diró chi sei — per la ragione che Ogni simile ama il suo simile. «L’uomo sobrio naturalmente non si fa compagno del briacone, nè chi fu gentilmente allevato si fa compagno dell’uomo rozzo, nè il ben costumato del dissoluto.» (Smiles, Il carattere).
Dür con dür, per fa che s’faghe, nó fa mai bu mürDuro con duro non fa buon muro — Due volontà ostinate non possono mai convenire insieme nè far cosa buona (Serdonati).
I catìf compàgn i è quei che rüinaI cattivi compagni guastano — conducono l’uomo alla forca (Tosc.); e
Öna pégora roignusa la n’ guasta ü ròsUna pecora rognosa ne guasta un branco — quindi
la pégora rognusa la va fò del ròsLa pecora rognosa deve essere posta fuori del gregge.
L’è tàt lader quel che róba, comè quel che te corde — Tanto è ladro chi ruba quanto chi tiene il sacco.
Mèi sul che mal compagnàtMeglio solo che male accompagnato.